target di riferimento

Contenuti, autori e fruitori. Solamente se il target di riferimento coglie il valore di un contenuto possiamo dire di aver fatto un buon lavoro.

Oltre alla firma di chi li crea e allo sforzo creativo e produttivo, il contenuto non deve essere mai ragionato come di “proprietà”. Come fosse un regalo di compleanno.

Ne siamo gelosi, li proteggiamo da chi li vuole copiare o rubare, li vediamo crescere nel contesto in cui li inseriamo. Sono belli, gli vogliamo bene davvero. Ma qualsiasi contenuto è creato per il proprio target di riferimento, per un pubblico che possa esserne interessato, divertito o affascinato.

Questo è un concetto non proprio banale, ma ritenuto dai più molto semplice. Il rischio di sottovalutarlo è grave: bisogna sempre tenere a mente che si crea per la propria audience e non per sé stessi.

Esattamente come un regalo di compleanno viene sempre scelto in funzione del festeggiato. Se regalassi alla mia ragazza la divisa autografata di Steve Nash non la apprezzerebbe mai (maledetta), così come buona parte del mio pubblico non troverebbe interessante un articolo sulla storia dei Crystal Castel.

Sono rispettivamente uno dei miei giocatori preferiti dell NBA e un gruppo musicale che nel panorama dell’elettronica meritano, secondo me, un posto sul podio degli ultimi 10 anni. Interessano a me che scrivo, ma i lettori sono appagati da ciò che gli permette di approfondire qualcosa che li appassiona.

Target di riferimento: come individuare a chi interessano i tuoi contenuti

Condividere contenuti, che siano articoli, una serie di fotografie o dei post per Linkedin, significa regalare il risultato di uno sforzo creativo. Nel caso in cui fossero i primi contenuti, e l’intenzione fosse quella di creare attorno a questi una community, sarà essenziale effettuare prima un’analisi. Esistono più metodi per fare un’analisi del target: il punto di partenza è chiedersi “chi può essere interessato?

Un blog di viaggi, ad esempio, dovrà anzitutto capire se è in grado di parlare di qualsiasi tipo di viaggio o verticalizzarsi su determinate tipologie. Parlerà di vacanze low cost? Viaggi fotografici? Luxury? Magari viaggi ai confini del mondo.

Una volta individuata la tipologia o le tipologie di viaggi, sarebbe un grave errore pensare di essere pronti a creare contenuti. E’ essenziale chiedersi, ad esempio, “a chi interessano i viaggi fotografici?”. Allora scopri che interessano ai ragazzi dai 25 ai 35 anni, una percentuale più bassa da persone più mature, e che nel primo caso viaggiano da soli o con chi condivide la passione della fotografia. Nel secondo caso, invece, è più probabile che viaggino con dei congiunti, che portano pazienza fino ad un certo punto.

Abbiamo già abbozzato 2 target di riferimento. Non è certamente abbastanza ai fini di una produzione di contenuti ampia e che mantenga sempre l’attenzione dei lettori. Dove viaggia il primo target di riferimento? E il secondo target di riferimento?

Imparare a conoscere il proprio target di riferimento

Studiare le abitudini del proprio target è fondamentale per fornire loro i migliori consigli.

Si scopre che il primo gruppo di pubblico non ha un elevato budget economico da investire in viaggi e preferisce muoversi in Europa, mediamente per 4 giorni. I contenuti che produrremo, quindi, avranno una curvatura verso i viaggi nei Paesi del nostro continente, magari con soggiorni in ostelli.

Il secondo pubblico, invece, ha più disponibilità economica ma non fa viaggi tematici. Quali consigli dare a loro?

Ovvio, non siamo vincolati 100% nella produzione. Spero però che sia comprensibile quanto sia importante conoscere le necessità del pubblico per poter rispondere con il nostro blog e costruire una community intorno ad esso. Un blog di successo non solo conosce perfettamente il proprio target di riferimento, ma dà un volto ai lettori tipo: per ogni pubblico individua una persona ideale con un nome, un cognome, degli hobby e ne conosce i ritmi della quotidianità. Sa benissimo quando legge e cosa legge, così da poter mettere dei limiti alla propria creatività e veicolarla verso la soddisfazione dell’utente.

Il lettore/utente è al centro dell’attenzione di ogni content creator o copywriter

Nel lettore si produce il senso del testo, nella sua destinazione e non nella sua origine”. Con queste parole Ronald Barthes spiega il rifiuto dell’intenzionalità autoriale, abolendo il genio del creatore di un testo letterario. Una posizione estrema, certo, ma che ha dato il via ad una nuova visione del ruolo dell’autore nei confronti del lettore.

Questo concetto non è poi così distante dal tipo di comunicazione di cui stiamo parlando: abbiamo un autore, un contenuto e un fruitore. Solamente se il lettore coglie il senso, o dà un senso, al contenuto l’autore può affermare di aver fatto un buon lavoro.

L’autore può pensare di aver scritto il miglior articolo degli ultimi 20 anni, creato l’infografica perfetta o montato lo spot su misura per il cliente più pretenzioso, ma se i fruitori del contenuto non lo trovano interessante, tutto è perduto.

E nel caso, chi ha ragione? Sono i lettori che non capiscono il genio o l’autore che non ha saputo esprimersi? Non è importante questo, piuttosto che quel lettore non andrà più a cercare i contenuti di quell’autore.

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